
Era metà Marzo quando Copa-Cogeca, Ceev, Cevi e Efow presentarono una proposta alla commissione salute UE per un’autoregolamentazione sulle bevande alcoliche. Mentre solo due settimane fa durante il Vinitaly la Coldiretti ribadiva, per voce del suo presidente Roberto Moncalvo, la necessità di introdurre in etichetta l’uso dello zucchero nella produzione del vino.
Il caso zuccheraggio da cui partiamo
Venerdi 27 aprile scoppia un nuovo caso di sofisticazione. La guardia di finanza di Caserta esegue 9 misure cautelari e sequestra beni per 12 milioni di euro. A monte dell’indagine l’acquisto di zucchero proveniente dai paesi slavi e rivenduto nel mercato nero alle aziende vitivinicole per adulterare il vino. Le aziende acquistavano il saccarosio eludendo le tasse, allo stesso tempo aggiravano la legge che vieta l’utilizzo dello zucchero per aumentarne il grado alcolico.
Da una parte quindi l’esigenza di regolamentare le modalità del fare vino, dall’altra i sotterfugi per eludere la legge e fare business.
Prendiamo spunto da quanto accaduto in Campania per tracciare un quadro di quanto sta accadendo in Europa in tema di regolamentazione. La proposta alla commissione salute UE, per chi non lo sapesse, si condensa nella specificazione delle calorie e ingredienti presenti nel vino riportandoli in etichetta oppure indirizzando il consumatore al sito del produttore. La diatriba, come sempre, nasce intorno allo zucchero. In particolare Coldiretti e Alleanze delle cooperative alimentari chiedevano e chiedono una esplicitazione dell’utilizzo dello zucchero in etichetta, richiesta non felicemente accolta da chi produce vino a temperature diverse dalle nostre e che senza il saccarosio difficilmente otterrebbe gradi alcolici utili alla produzione. Vi chiederete perché mai la necessità di chiedere un obbligo in etichetta dello zucchero. La risposta è fin troppo ovvia. In Italia, come in Spagna e Grecia l’utilizzo di saccarosio è vietato mentre in Germania e Francia è consentito.
Qui si apre una questione molte importante. Qualcuno fa notare che al posto dello zucchero si può utilizzare il mosto concentrato. Sicuramente, ma a costi anche maggiori. Magari si potrebbe far notare che in Italia c’è sole a sufficienza tale da non richiedere l’utilizzo dello zucchero. Anche in questo caso potremmo rispondere che non tutte le annate sono uguali.
Al di là delle chiacchiere un aspetto ci sembra però insindacabile, se viene chiesto l’onere di utilizzare il mosto concentrato o l’onere di non utilizzare zucchero nel vino credo ci debba essere l’onore di specificarlo.
Normative italiane e prodotti top
Mia opinione è che abbiamo una delle normative più restrittive nel fare vino. Abbiamo dei disciplinari che sono secondo me il fiore all’occhiello della nostra enologia. Considero il nostro modus operandi un vanto.
Tralasciando chi elude le norme e finisce in manette, l’Italia è un paese che normativamente presenta prodotti vitivinicoli altamente controllati. E’ chiaro quindi che ci si alteri quando si combinano frodi che ledono il lavoro di chi cerca di fare vino di qualità.
Tutto qui? Non proprio. Altrimenti sembra si voglia far passare una guerra contro l’utilizzo o meno dello zucchero. La Coldiretti ha evidenziato pratiche estere circa il mix tra vino bianco e vino rosso per fare il rosè, l’aggiunta di acqua al mosto per ridurre la percentuale di zuccheri, infine il famoso Kit per il vino in casa made in italy. Ebbene online è possibile acquistare kit a partire da 20 sterline. In questo caso Roberto Moncalvo parla di concorrenza sleale. Ci sono condizioni di partenza sicuramente diverse da paese e paese, per questo forse evidenziandole si riconoscerebbe esplicitamente ad ogni produttore il valore del proprio lavoro.
Siamo ben felici quando vengono smascherati i furbetti del vino, ma lo saremmo anche di più se venissero elogiati i tanti produttori che in Italia fanno onestamente e faticosamente il loro lavoro.
Rimane chiaro quindi che la proposta di autoregolamentazione è un primo passo ma non può essere l’ultimo. Acquistare un prodotto e sapere come, dove, quando e da chi è fatto potrebbe una meta eclatante per la viticultura globale. Forse troppo eclatante.